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 La verità

è la peggiore interpretazione

possibile di un fatto



23 dicembre 2006


Welby no, Pinochet sì

Esimio don Camillo Ruini,
sono cattolico, per giunta praticante, e col tempo ho tenuto a bada i miei fremiti anti-clericali imparando a memoria il canone sull’obbedienza dei fedeli, anche se poi ho scoperto che persino i papi hanno disobbedito al Cielo e alla Vergine non rivelando il testo del segreto di Fatima, ma questa è un’altra storia. Capisco, allora, che la Chiesa viva un periodo tremendo e debba giocare in difesa su tanti fronti (un pontefice senza il carisma del predecessore, il relativismo, i musulmani fanatici a fronte di un Occidente che sta perdendo la fede, le unioni tra omosessuali e non, l’aborto e il preservativo, i preti pedofili, il celibato dei presbiteri, la crisi delle vocazioni, i limiti della ricerca scientifica, l’eutanasia e finanche il presepe), ma mi creda, la sua decisione di negare le esequie cristiane a Piero Welby ha turbato, sconvolto e addolorato tanti cattolici come me. Preciso: cattolici comuni, non dissidenti o di base, che magari sono d’accordo spesso con la dottrina e ritengono don Vitaliano un coglione. So già che potrebbe obiettare più o meno in questo modo: “Guidare questa barca non è facile e il potere che abbiamo comporta anche decisioni come questa. Adesso non lo capite, ma un giorno sì”.
Ecco, don Camillo, mi riesce difficile chiamarla eminenza in questo momento, il punto è proprio questo: dubito che si comprenderà mai una decisione del genere. Negare le esequie a Welby è come negare Cristo, che fino all’ultimo, pure dalla Croce, ha perdonato tutto e tutti in nome dell’Amore assoluto, compresi i suoi aguzzini e un ladro comune, il quale, pochi lo sanno, è poi diventato pure santo. Negazione per negazione, inoltre, lei assomiglia, me lo lasci dire, a quel corvo gesuita cui Nino Manfredi nella scena finale di In nome del papa re ha il coraggio di negare la comunione. Non a caso lei sta facendo di tutto per trasformare Welby in un’icona laicista come Monti e Tognetti, gli ultimi condannati a morte del boia pontificio, oppure Giordano Bruno. E che dire poi, dell’affronto alla moglie di Piero, Mina, cattolica e da quarant’anni al suo fianco (tutto l’arco della malattia), che volle sposarlo a tutti i costi, minacciando che altrimenti avrebbe fatto la missionaria in Africa. Le ricordo infine, senza rispolverare tutto il mio vecchio bagaglio anti-clericale, che la Chiesa proprio qualche settimana fa ha assicurato le esequie cristiane a quella carogna assassina del generale cileno Augusto Pinochet. Mica vorrebbe farmi credere che Piero sia all'Inferno e Pinochet in Paradiso? O forse sì?

 

Fabrizio d’Esposito




permalink | inviato da il 23/12/2006 alle 13:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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