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Senti chi parla/3 (dove va la P4)

Ero agli Studios a sentire il nuovo Pifferaio magico che adesso grida al "merito" contro la corruzione. Il "giovane" Montezemolo, appena 65 anni, non è stato mai estraneo al sistema marcio di questo Paese, come non lo era Silvio Berlusconi vent'anni fa, eppure ha raccolta migliaia di persone ignare e fiduciose, cuori borghesi e moderati che invocano Monti come un santo. Quando sul "Riformista" ho cominciato a raccontare la guerra della "Ditta" alla corte del Cavaliere (Letta e Bisignani da un lato, Tremonti e Milanese dall'altro, cioè la storia di quella che poi sarà definita dai magistrati come la nuova P4), Montezemolo faceva parte del clan in quel momento perdente tra i poteri forti. Come dimostrò il cambio della guardia al "Corriere della Sera" poco dopo la terza vittoria del Caimano: via Mieli (Montezemolo) dentro Ferruccio de Bortoli (Geronzi, Letta e Bisignani).

I poteri forti, però, tra loro si confondono e aiutano sempre. Montezemolo, l'uomo del flop di Italia '90 (quanti soldi sprecati in opere incompiute e costose e inutili) e delle tangenti agli imprenditori per far incontrare l'Avvocato (per questo Romiti lo cacciò dalla Fiat), chiamava la P4 per segnalare, raccomandare e chiedere favori. Altro che "merito". Le sue telefonate con Bisignani sono lì, agli atti dell'inchiesta di Napoli. Un figlio del faccendiere pregiudicato, già piduista, è stato pure assunto alla Ferrari, si chiama Renato Bisignani.

Ieri ho sentito gridare Montezemolo contro vent'anni di berlusconismo e contro il gattopardismo. Ma la Terza Repubblica che lui vuole è lo sdoganamento di questo sistema marcio dopo la fine del berlusconismo. Gli italiani sono liberi di crederci. La tentazione di morire andreottiani è il vero male di questo Paese.

Pubblicato il 18/11/2012 alle 13.51 nella rubrica Diario.

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